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Riconoscimento della denominazione di origine controllata del vino « Faro » ed approvazione del relativo disciplinare di produzione - D.P.R. 3 dicembre 1976  
Art. 1. - La denominazione di origine controllata «Faro» è riservata al vino rosso che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.  
Art. 2. - Il vino «Faro» deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai seguenti vitigni presenti nei vigneti:  
Nerello Mascalese 45-60 %;  
Nocera 5-10 %;  
Nerello Cappuccio 15-30 %;  
Possono concorrere da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 15 %, le uve provenienti dai vitigni: Calabrese (Nero d’Avola), Gaglioppo (Montonico Nero) Sangiovese.  
Art. 3. - Le uve destinate alla produzione del vino «Faro» debbono essere prodotte nel territorio del comune di Messina.  
Art. 4. - Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino « Faro » devono essere quelle tradizionali della zona di produzione e comunque atte a conferire alle uve ed al vino derivato le specifiche caratteristiche.  
Sono pertanto da considerarsi idonei i terreni collinari e pedecollinari di giacitura ed orientamento adatti.  
I sesti d’impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura debbono essere quelli generalmente usati e, specie per i nuovi impianti, quelli suggeriti dagli organi tecnici competenti e comunque atti a non modificare, le caratteristiche delle uve e del vino.  
È vietata ogni pratica di forzatura.  
La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino «Faro» non deve essere superiore a q.li 100 per ettaro di vigneto in coltura principale pura.  
La resa massima in coltura principale mista prevalente deve essere calcolata in rapporto alla effettiva superficie vitata nelle condizioni di cui al. precedente art. 2. A detti limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso una accurata cernita delle uve, purché la produzione non superi del 20 % i limiti medesimi.  
La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 70 %.  
Art. 5. - Le operazioni di vinificazione e di invecchiamento obbligatorio debbono essere effettuate nella zona di produzione.  
Il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, sentito il parere del Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini, può consentire che le suddette operazioni siano effettuate da quelle ditte che, avendo stabilimenti situati nel territorio della provincia di Messina, dimostrino di aver prodotto ed invecchiato vino « Faro » prima della pubblicazione della domanda di riconoscimento della denominazione di origine controllata «Faro» nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, parte seconda, n. 12, del 24 marzo 1973.  
Le uve destinate alla vinificazione debbono assicurare al vino «Faro» una gradazione complessiva minima naturale di gradi 11,50.  
Il vino «Faro» deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno un anno. Il periodo di invecchiamento obbligatorio decorre dal 1° novembre dell’anno della vendemmia.  
Art. 6. - Il vino «Faro» all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:  
 
colore: rosso rubino più o meno intenso tendente al rosso mattone con l’invecchiamento;  
odore: delicato, etereo, persistente;  
sapore: secco, armonico, di medio corpo caratteristico;  
gradazione alcolica minima complessiva: gradi 12;  
acidità totale minima: 5 per mille;  
estratto secco netto minimo: 22 per mille.  
È in facoltà del Ministro per l’Agricoltura e le Foreste di modificare con proprio decreto i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.  
Art. 7. - 1 recipienti di capacità non superiore a litri 5 contenenti il vino «Faro» di cui al presente disciplinare, devono essere, per quanto riguarda l’abbigliamento, consoni ai tradizionali caratteri dei vini di pregio. Qualora il vino «Faro» sia contenuto in bottiglie di capacità compresa tra litri 0,360 e litri 1,500, le medesime dovranno essere di tipo «bordolese» o «borgognona» e per la loro chiusura è vietato l’impiego di tappi a corona o di capsule a strappo analoghe al tappo a corona.  
È’ consentita l’indicazione in etichetta della annata di produzione delle uve purché veritiera e documentabile.  
Art. 8. - Alla denominazione di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva ivi compresi gli aggettivi «superiore», «extra», «fine», «scelto», «selezionato» e similari.  
È tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.  
È consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a frazioni, aree, fattorie, zone e località, comprese nella zona delimitata nel precedente art. 3 e dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto.  
Art. 9. - Chiunque produce, vende, pone in vendita, o comunque distribuisce per il consumo con la denominazione di origine controllata «Faro» vino che non risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, è punito a norma dell’art. 28 del D.P.R. 12 luglio 1963, n. 930.
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